Sono
passati undici anni. Quando è successo ero piccolo ed ero al mare
con i miei nonni, a Loano, in liguria a pochi chilometri da Genova.
Ricordo che tornavamo a casa dal mare e ascoltavamo il telegiornale
che raccontava quello che stava succedendo. Capivo che era molto
grave perché mio nonnno urlava davanti alla televisione, e perché
non condividevo nulla di quello che diceva. Anni dopo, undici anni
dopo, stavo studiando legge quando ho letto che erano state
condannate definitivamente cinque persone. Queste persone adesso sono diverse quanto lo sono io da allora, seduto a tavola con un nonno
che urlava contro i manifestanti. Sono persone, non dobbiamo dimenticarlo: Francesco Puglisi,
operaio, 14 anni di reclusione, Marina Cugnaschi, assistente sociale,
11 anni e 6 mesi, Alberto Funaro, infermiere, 10 anni, Ines Maresca,
educatrice 6 anni e 6 mesi.
domenica 15 luglio 2012
mercoledì 4 luglio 2012
sabato 30 giugno 2012
Procediamo, procediamo
Ti
ho portato con me,
anche
dove non avrei dovuto, anche quando sapevo che non mi saresti servito.
Sei
stato con me al freddo, illuminato solo da candele
dai
freddi neon
delle
bibblioteche
da
alogene
di
case,
macchine,
macchine,
dal sole
su muretti, rifugi e spiagge.
su muretti, rifugi e spiagge.
Sei
stato con me quando i giorni diventano lunghi e
per
illuminarti bastava la luce.
Ti
ho sudato,
solcato,
graffiato,
ti
ho strappato.
Ti
ho poggiato su vetri unti,
tavoli
di legno,
di acciaio,
di acciaio,
tra
cuscini e leggii,
sull'erba
e tra le mie gambe.
Ti
ho piegato, aperto e ripiegato
Ti
sei intruso negli zaini come compagno di mutande, magliette e
moschettoni
corde
e imbraghi, giacevi inutilizzato.
Ti
temevo,
ti
rispettavo,
mi servivi.
mi servivi.
Ti
ho piegato, aperto e ripiegato
senza
capirti,
ti
ho fissato.
Ti
ho sporcato
di
caffè, cioccolato, briciole e succhi vari,
ti
ho asciugato e tamponato per non farti stropicciare,
e
nonostante queste cure te ne sei sempre fregato.
Ma
ti ho passato e adesso non mi cacherai più il cazzo,
perchè
ho capito cosa sei, sei solo un libro, niente più che
un
libro arancione.
giovedì 28 giugno 2012
Dal talk show alla panchina con grande umiltà
Che poi sono tutti bravi a criticare
gli altri, sempre pronti a saltare addosso a chi cerca di fare un
lavoro onesto, con l'obbiettivo di cambiare qualcosa. E' un malcostume che va combattutto
quello di denigrare una persona che cerca di apportare delle
rivoluzioni nel proprio campo, è così facile gettare merda su Costanzo, mettendo in ridicolo la sua interpretazione del David
Letterman e attaccando la sua vita privata, dando del travestito a sua
moglie Maria De Filippi. Però adesso sono tutti pronti a saltare sul carro
del vincitore, tutti concordi nell'affermare che il suo merito è
indiscutibile, non è impresa da pochi cambiare la mentalità di una
squadra di campioni che adesso grazie a lui giocano come un collettivo, nessuno
prima di lui è stato capace di conquistare un europeo, un campionato del mondo e
infine di arrivare in finale anche di questo europeo
in Polonia e Ucraina. Va a capire la gente, se solo ogni tanto si
fermasse a pensare a quello che dice.
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| Maurizio Costanzo cerca di importare il tiki taka in nazionale |
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| Maurizio Costanzo chiede a Fabregas di fare la prima punta |
Non è mica da questi particolari
Ero
seduto sull'erba, con le gambe distese, e cercavo di riprendere
fiato. Era estate e faceva caldo, un caldo umido che non lasciava
scampo ma quando sei piccolo non pensi che il caldo ti possa fermare,
non ti fai così tante domande, e di sicuro non in quel momento.
Eravamo tutti buttati attorno alla panchina, guardavo il viso rosso e accaldato dei miei compagni vestiti di bianco. Alcuni scioglievano i muscoli,
perchè l'allenatore ci diceva di non stare mai fermi, e quando ci
mettevamo a terra dovevamo muovere le gambe per tenere i muscoli
caldi, facendo ballare i polpacci, solo quelli più bravi lo
facevano, gli altri si annoiavano. Il mister forse non sapeva che
c'erano quaranta gradi, il mister forse non sapeva che noi i muscoli
ancora non ce li avevamo.
domenica 17 giugno 2012
And No one paied attention when you just stop eating
Conosco una persona che si chiama ******** *******, ed esiste veramente. Non conosco molto bene la sua storia, né quella della sua famiglia, non conosco i suoi genitori di persona, so solo quello che mi è stato raccontato.
venerdì 15 giugno 2012
mercoledì 13 giugno 2012
CINNAMON
La sparizione
delle sagome dei camerieri
fuori dai ristoranti
non è avvenuta in una data precisa.
Sono cose che misteriosamente accadono
come la comparsa dei biscotti Togo
al cioccolato.
Tutto è cambiato.
Prendete le chewingum.
Quando ero piccolo il massimo
erano le chewingum a palline dentro la boccia.
Perché una cosa va detta:
anche se i telefilm erano in bianco e nero
c’era sempre una cosa a colori,
la boccia delle chewingum.
Poi sono venute
le prove tecniche di trasmissione.
Se eri fortunato
ti poteva capitare di avere un amico con l’antenna esatta
che captava la Svizzera
o Capodistria.
Tele Capodistria
era un vulcano di emozioni.
Film partigiani
dove i tedeschi erano cattivi
e i partigiani buonissimi e intelligentissimi.
Un paradiso socialista.
Dopo le palline
sono arrivate le Riprova
sarai più fortunato.
Le più ambite
erano quelle di Fort Apache
e se superavi la prova
potevi lanciarti dalle Brooklyn,
la gomma del ponte.
Al tempo per le chewingum
avevano un mucchio di sapori in più
ed il meglio,
il più rivoluzionario,
era il Cinnamon.
Il Cinnamon era il vero gusto da Black Panthers,
da Malcolm X.
Il Cinnamon è la cannella,
ma non vale.
Il Cinnamon
quando è arrivato il riflusso,
lo hanno abolito.
Evaporato, sparito.
Uno andava al bar
e trovava solo le Centerfresh,
quelle con dentro il liquido.
chewingum da maggioranza silenziosa.
La sinistra calava
ed ecco comparire le chewingum del capo
che mangia pesante.
Pesante.
Erano tempi difficili.
C’era chi si dava alle Stimorol danesi
e chi si drogava con le Dentigomma
che si trovavano solo in farmacia.
Poi il miracolo.
Un giorno, al Circolo Gramsci,
preso dallo sconforto per avere scoperto che esistono
le Big Babol Revolution,
ho gettato l’occhio dietro ai Boeri
e alle liquerizie Goleador.
Le Cinnamon erano tornate.
Strano che l’Unità non avesse detto niente.
Alle Cinnamon e a tutti i compagni caduti
bisognerebbe dedicare una piazza
davanti ad un ipermercato.
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